Corrado Lattanzi e l’Accademia di Belle Arti in 3D

Elevato il numero dei partecipanti per ascoltare e ammirare quanto Corrado Lattanzi ha preparato per il Club. L’Architetto, ben noto e stimato al punto da rendere ridondante ogni sua presentazione, è studioso eclettico ed esperto profondo dell’Accademia di Belle Arti. Il tour virtuale che questa sera ci ha proposto è stato vero e proprio disvelamento di ricchezza artistica e valore estetico di cui si fregia il nostro territorio.
Lattanzi è oggi Presidente dell’Istituto Valorizzazione Castelli e del Castello di Carrara, l’edificio che ospita l’Accademia, si intende, e non poco. Ci ha presi per mano e condotti nelle “interiora” del Palazzo del Principe, mostrandoci la bellezza della scultura, dell’architettura, senza tralasciare il pregio urbanistico del contesto. Un viaggio che ha toccato anche il simbolico, difficilmente ravvisabile senza l’aiuto di chi al significato racchiuso nella forma è già acceduto. Le colonne della biblioteca dell’Accademia sono ruvide, recano i segni di chiodi rugginosi, ormai consunti, che attestano la traccia di un antico aviluppamento di vegetazione, come era per le colonne vitinee, poi declinate geometricamente in colonne tortili. All’origine il Tempio di Salomone, l’emblema di un’architettura che tocca il sacro. Si capisce: da lì si entrava nel Palazzo, del Sovrano e lì, dunque, era la porta di accesso, a ciò che stava di là, di là dalla normalità, al limine del vivere ordinario a Carrara. Un affaccio sulla città, i bracci, o meglio le braccia del palazzo lungo le due vie, del Plebiscito e Alberica, le mani a toccare gli sfondi prospettici della Chiesa e del Mercato, le mani sul potere religioso e su quello economico. Dentro, un patrimonio meraviglioso, opere, arredi e ornamenti di una bellezza generata e rigenerata dallo spirito, e dunque superiore alla natura. L’opera dell’uomo, che è intervenuto quando ancora nessuno di noi era in questa valle, ad aprire una porta su Via Roma, quella che tutti pensano esserci sempre stata. E invece no, lì la porta non è mai esistita. Come mai esistita è la scala che porta al piano superiore e poi muta da barocca a medievale, da salita a forbice a salita in appoggio al muro. L’edicola dei Fantiscritti, le firme di un Canova e di un Giambologna sull’opera romana, firme che, se vedessimo apporre oggi, ci muoverebbero allo sdegno e invece contempliamo come testimonianza di una centralità artistica assoluta, di cui noi stessi ci sentiamo parte. Le statue di Luni, i gessi, i fregi e i cortili, le mura del palazzo, la torre e la scala elicoidale.
Un viaggio magnifico, che apre gli occhi su quanto la nostra Città ha e, prima di tutto, può. O forse, potrebbe se ne avesse compiuta consapevolezza.
Un solo rammarico: il tempo, troppo poco quello concesso da una riunione serale per sentirsi soddisfatti di fronte a così tanto.
Un’opportunità, mettiamola così, di aver conosciuto la strada per tornare al meraviglioso, tutte le volte che lo vorremo, sapendo di che ci sono ancora molti tesori da scoprire e che, per questo, potremo contare sul sapere di studiosi eccellenti come l’Arch. Lattanzi.

Collegate molte consorti, segno importante di vitalità del Club. Con noi anche Marcella Fontana Socia del Rotary Club Firenze Certosa. Presenti pure la dottoressa Elena Scaravella, Conservatrice del Museo Diocesano di Massa che sarà ospite il 4 maggio, e la dottoressa Barbara Sisti, Direttrice del Museo Diocesano di Sarzana che sarà ospite il 13 aprile.



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